Cosa ha significato per i cantanti arrivare al Metropolitan di New York, il Parnaso della lirica internazionale.

Altro | Media | Musica | Web, 02.08.2021

Uno tra i primi a raggiungere questa meta, quando forse il Metropolitan non era ancora così importante, come lo è stato nella seconda metà del ‘900, è stato il tenore Enrico Caruso. Ho scelto di pubblicare questa mia riflessione per ricordare lui, infatti il 2 agosto 2021 segna esattamente i 100 anni dalla sua morte, […]

enrico caruso

Uno tra i primi a raggiungere questa meta, quando forse il Metropolitan non era ancora così importante, come lo è stato nella seconda metà del ‘900, è stato il tenore Enrico Caruso.

Ho scelto di pubblicare questa mia riflessione per ricordare lui, infatti il 2 agosto 2021 segna esattamente i 100 anni dalla sua morte, ma voglio anche ricordare due tenori – molto diversi da lui – che sono nati nell’anno in cui lui è morto e che hanno avuto dei contatti molto importanti con il mondo americano: Mario Lanza e Franco Corelli.

Andiamo per ordine cronologico: Enrico Caruso è nato nel 1873 e morto prematuramente nella sua amata Napoli, anche se ha passato la maggior parte della sua carriera in USA. Caruso, che fu un uomo di spirito (amava fare degli scherzi anche in scena ed era molto bravo a fare le caricature), visse un periodo d’oro per l’opera: a cavallo del secolo gli interpreti presentavano le prime esecuzioni di opere di compositori a loro contemporanei, compositori che lui conosceva di persona.

Un importante compagno di viaggio di Enrico Caruso fu Arturo Toscanini: insieme fecero una tournee in Sud America e collaborarono per la riapertura della Scala, che era rimasta chiusa per un anno intero.Alla Scala – dopo due opere che non ebbero particolare successo – venne messo in scena l’Elisir d’amore (che mancava dal teatro scaligero da quasi mezzo secolo). “La celebre romanza ‘Una furtiva lagrima’ dopo essere stata interrotta a ogni frase da esclamazioni di ammirazione, deve essere ripetuta da Caruso e alla fine il pubblico insiste ancora perché venga cantata una terza volta (…) Toscanini raggiante mentre sta per comparire di fronte al sipario, abbraccia Caruso e dice pubblicamente a chi stava dietro al sipario con loro “Per Dio, se questo napoletano continua a cantare così, farà parlare di sé il mondo intero”. (Memorie di Giulio Gatti Casazza).

Nel 1903 Enrico Caruso venne scritturato dal Metropolitan di New York, dove rimase per 16 anni, interpretando 37 ruoli in 607 rappresentazioni.A chi gli chiedeva cosa servisse per diventare un buon cantante: “Un gran torace, una gran bocca, il 90 per cento di memoria, il 10 per cento di intelligenza, un sacco di duro lavoro e qualcosa in cuore”. Ma nel 1920 iniziò ad indebolirsi, ritornò nella sua Napoli, nel 1921 improvvisamente all’età di 48 anni morì. Proprio nell’anno della morte di Caruso il 1921 nascono due tenori formidabili, uno in America e uno in Italia e l’essere nati in due continenti diversi ha segnato la loro vita.

Il primo tenore è Alfredo (Freddy) Cocozza che nasce a Philadephia il 31 gennaio 1921 ed è un bambino ossessionato dallo sport e dalla musica. Il nonno adora Enrico Caruso e Freddy Cocozza, conosciuto ai più col nome di Mario Lanza, cresce ascoltando la una preziosa collezione di registrazioni che Enrico Caruso ha lasciato ai posteri e che il nonno di Freddy ascoltava con passione. Mario Lanza possiede una voce notevole, o forse è meglio dire che la voce possiede lui.A distanza di qualche decennio Mario Lanza segue la strada mediatica intrapresa da Enrico Caruso: la grossa differenza è che mentre Caruso lavorava in un mondo, in cui si era imposto il grammofono e le registrazioni erano solamente audio, Lanza entra nel rutilante mondo del film sonoro che assorbe tutta la sua attenzione e impegno. In 10 anni di una carriera cinematografica molto faticosa spicca il film The Great Caruso del 1949, in cui Lanza interpreta Caruso. La carriera di Lanza si svolge sulle scene cinematografiche che richiedono una presenza scenica e una figura attoriale snella, giovane.

Nello stesso anno, l’8 aprile 1921, nasce un altro tenore di grande portata: Franco Corelli. Le sue origini sono anconetane e non era sua intenzione diventare un cantante. Ma la sua voce era grande, tanto che a casa lo zittivano senza troppi complimenti: la sua voce era adatta a grandi spazi e si era formato ascoltando le registrazioni di Caruso, Gigli, Lauri-Volpi. I suoi esordi sono segnati dal concorso del Teatro Lirico sperimentale di Spoleto, da lui vinto, che prevedeva l’interpretazione di Radames nell’Aida…. ma dopo 3 mesi di studio, si rende conto che la sua tecnica non è abbastanza sviluppata e si indirizza verso Don José della Carmen. Debutta il 26 agosto 1951 al Teatro Nuovo di Spoleto. Inizia così una serie di debutti e di tournee che lo portano anche a Trieste, ai concerti estivi all’aperto di San Giusto, dove il pubblico era in delirio.La sua carriera si allarga a un ventaglio internazionale, il Covent Garden, Berlino, Vienna, Salisburgo.Per la sua prestanza fisica lo paragonano a Marlon Brando, Gary Cooper, Rock Hudson, c’è chi lo definisce la versione maschile di Jane Mansfield. Negli Stati Uniti lo chiamano Mister-Sold-Out. Ritiratosi dalle scene rimane a vivere vicino al Metropolitan, dirigendo una scuola di perfezionamento per cantanti. A 60 anni il suo ultimo concerto.


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